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Fascicolo 4/2024

PARTE I

SAGGI E APPROFONDIMENTI

Diritto

Gli Accordi bilaterali UE – Paesi terzi e il nuovo regolamento contro la deforestazione

di Leonardo Fabio Pastorino

ABSTRACT:

IT:

Il documento inizia presentando il modo in cui l’Unione Europea articola la sua politica commerciale esterna in relazione alle politiche interne. Vengono citate diverse comunicazioni della Commissione Europea che spiegano questa relazione e gli obiettivi proposti. Tra questi ultimi, nei negoziati bilaterali, l’UE si propone di promuovere i valori e le preoccupazioni non commerciali che intende perseguire con la sua politica interna. In secondo luogo, viene citato come esempio paradigmatico il Regolamento 2023/1115 contro la deforestazione, considerato un caso più esplicito. Viene analizzata la struttura del Regolamento e gli obblighi che esso impone sia alle autorità pubbliche sia, principalmente, agli operatori privati, concentrandosi su quelli che avranno effetti nei paesi terzi. Infine, vengono esaminate le disposizioni del Regolamento relative alla cooperazione internazionale e ai dialoghi che la Commissione dovrà intrattenere con i suoi partner commerciali per rendere più efficace la sua normativa unilaterale, che condiziona l’importazione di determinate materie prime agricole, al fine di imporre cambiamenti di comportamento nei paesi extra-UE.

EN:

The paper begins by presenting how the European Union articulates its external trade policy with its internal policies. It cites a number of European Commission communications that explain this relation and also the proposed objectives. Among the latter, in bilateral negotiations, the EU proposes to promote the values and non-trade concerns that it intends to achieve with its internal policy. Secondly, the paradigmatic example of Regulation 2023/1115 against deforestation is cited as a more explicit example. The structure of the Regulation and the duties it imposes both, on public authorities and, mainly, on private operators are discussed, concentrating on those that will later have an effect in third countries. Finally, the references in the Regulation to international cooperation and the dialogues that the Commission will have to conduct with its trading partners in order to make its unilateral rule conditioning imports of certain agricultural raw materials more effective with regard to its objectives of imposing changes in behaviour in non-EU countries.

Il divieto di produzione e commercializzazione di carne coltivata: tra questioni di sicurezza e limiti alla libera circolazione
di Alessandra Tommasini

ABSTRACT:

IT:

La crescente sensibilità verso le questioni ambientali ha comportato che anche il settore agroalimentare abbia dovuto affrontare la sfida di integrare sostenibilità, nuove tecnologie e processi digitali al fine di garantire produzioni più sostenibili e vantaggi competitivi in un mercato in continua evoluzione. Tra le innovazioni più recenti, la produzione di carne in laboratorio attraverso tecniche di coltivazione cellulare ha sollevato accesi dibattiti tra chi l’ha ritenuta una soluzione <<sostenibile>> per ridurre sia la sofferenza animale sia l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e chi, invece, ne ha messo in discussione la sicurezza e la sua idoneità al consumo umano. Nel 2023, l’Italia ha vietato la produzione e commercializzazione di carne coltivata sul presupposto che non vi fossero ancora prove sufficienti sui potenziali effetti a lungo termine del suo consumo sulla salute dei consumatori, oltre che per tutelare il patrimonio agroalimentare e il valore culturale del cibo italiano. Il provvedimento di legge è immediatamente parso privo di ogni fondamento, in quanto contenente una ingiustificata restrizione al libero mercato, non proporzionata oltre che discriminatoria, non essendo stata la carne coltivata autorizzata ai sensi del regolamento sui novel foods. In uno scenario futuro, anche se la Commissione europea dovesse consentirne la messa in commercio, i divieti italiani sarebbero -comunque- in contrasto con il principio fondante per l’Unione europea della libera circolazione delle merci. Trattandosi di una tecnologia relativamente nuova, è essenziale continuarne a monitorare i processi di produzione e condurre studi per confermarne o meno la sicurezza; così come sarà necessario elaborare un quadro normativo uniforme sulla carne coltivata, anche in materia di etichettatura, a tutela di una corretta informazione dei consumatori. Resta fermo che, in ogni caso, la carne coltivata non può costituire una risposta univoca alle problematiche etiche, di sostenibilità e di salute poste dall’espansione degli allevamenti intensivi. Per nutrire in modo sostenibile una popolazione globale in crescita e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, sono -altresì- essenziali strategie che modifichino i comportamenti e le scelte alimentari, incoraggiando i consumatori a ridurre gli alimenti di origine animale in favore di opzioni alternative a base vegetale.

EN:

Growing awareness of environmental issues has meant that the agri-food sector too has had to face the challenge of integrating sustainability, new technologies and digital processes in order to ensure more sustainable production and competitive advantages in an ever- changing market. Among the most recent innovations, the production of meat in the laboratory by means of cellular cultivation techniques has raised heated debates between those who considered it a <<sustainable>> solution to reduce both animal suffering and the environmental impact of intensive livestock farming and those, on the other hand, who questioned its safety and suitability for human consumption. In 2023, Italy banned the production and marketing of cultured meat on the assumption that there was still insufficient evidence on the potential long-term effects of its consumption on consumer health, as well as to protect the agri-food heritage and cultural value of Italian food. The legal measure immediately appeared to be without foundation, as it contained an unjustified restriction on the free market, which was not proportionate as well as discriminatory, since cultured meat was not authorised under the Novel Foods Regulation. In a future scenario, even if the European Commission were to allow it to be placed on the market, the Italian bans would -even so- contradict the European Union’s founding principle of the free movement of goods. Since this is a relatively new technology, it is essential to continue monitoring its production processes and conducting studies to confirm whether or not it is safe; in the same way, it will be necessary to develop a uniform regulatory framework on cultured meat, also with regard to labelling, to safeguard correct consumer information. In any case, cultivated meat cannot be a single answer to the ethical, sustainability and health issues raised by the expansion of intensive livestock farming. In order to sustainably feed a growing global population and mitigate the effects of climate change, strategies that change behaviour and food choices, encouraging consumers to reduce animal-based foods in favour of alternative plant-based options, are – instead – essential.

Economia

Sostenibilità e comunicazione nel settore agroalimentare: commento ai risultati di un questionario agli imprenditori
di Ester Latorre, Paola Vola, Vincenzo Capizzi, Gian Marco Chiesi, Vito Rubino

ABSTRACT:

IT:

Lo studio analizza i risultati di un sondaggio condotto tra maggio e giugno 2024 dall’Università del Piemonte Orientale, nell’ambito del progetto PRIN “Towards a sustainable agrifood system: legal tools for the development of European agrifood supply chain”. Il questionario, somministrato a 100 imprenditori italiani del settore agroalimentare, mirava a valutare il grado di integrazione della sostenibilità nelle prati che comunicative delle imprese e le prospettive future legate ai cambiamenti normativi e di mercato. L’indagine ha focalizzato l’attenzione sui green claims, ovvero dichiarazioni ambientali che evidenziano i benefici ecologici di prodotti o servizi, e sul loro impatto commerciale. Le recenti iniziative normative europee, tra cui la proposta di Direttiva Green Claims e la Direttiva CSRD, impongono requisiti più rigorosi per garantire la veridicità e la trasparenza delle comunicazioni aziendali. Il sondaggio ha rilevato che quasi il 50% delle imprese utilizza dichiarazioni di sostenibilità nella propria comunicazione, principalmente in etichettatura e pubblicità. Le aziende tendono a concentrarsi su temi come la riciclabilità dei materiali, l’uso di energia rinnovabile e la riduzione dei pesticidi. Tuttavia, aspetti come il risparmio idrico e il rispetto dei diritti dei lavoratori ricevono minore attenzione. Il 50% degli intervistati ha dichiarato che continuerebbe a fare riferimento alla sostenibilità solo se i costi non impattassero significativamente sulla competitività del prodotto. Un ulteriore dato significativo riguarda le richieste di rendicontazione: circa il 40% delle imprese ha ricevuto richieste di trasparenza da parte di committenti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) o di istituti finanziari, segnalando una crescente attenzione verso le per- formance ESG. Tuttavia, il settore mostra ancora una certa resistenza, soprattutto tra le piccole e medie imprese. Infine, la maggioranza degli imprenditori percepisce la sostenibilità come un’opportunità di crescita e innovazione, anche se permangono timori legati all’aumento dei costi e alle rigidità operative. Il sondaggio evidenzia la necessità per le imprese di sviluppare competenze interne in materia di sostenibilità e adattarsi alle nuove normative per mantenere la competitività.

EN:

This study analyzes the results of a survey conducted between May and June 2024 by the University of Eastern Piedmont as part of the PRIN project “Towards a sustainable agrifood system: legal tools for the development of European agrifood supply chain.” The questionnaire, administered to 100 Italian entrepreneurs in the agrifood sector, aimed to assess the degree of integration of sustainability in business communication practices and future prospects in light of regulatory and market changes. The survey focused on green claims, which are environmental statements highlighting the ecological benefits of products or services, and their commercial impact. Recent European regulatory initiatives, including the Green Claims Directive proposal and the CSRD Directive, impose stricter requirements to ensure the truthfulness and transparency of corporate communications. The survey revealed that nearly 50% of companies use sustainability claims in their communications, mainly through labeling and advertising. Companies primarily focus on themes such as material recyclability, the use of renewable energy, and pesticide reduction. However, aspects such as water conservation and respect for workers’ rights receive less attention. Half of the respondents stated they would continue to refer to sustainability only if costs did not significantly affect product competitiveness. Another significant finding concerns reporting requests: about 40% of companies received transparency requests from large retail chains (GDO) or financial institutions, indicating growing attention to ESG performance.  However, the sector still shows some resistance, particularly among small and medium-sized enterprises. Finally, the majority of entrepreneurs perceive sustainability as an opportunity for growth and innovation, although concerns remain regarding increased costs and operational constraints. The survey highlights the need for companies to develop internal sustainability skills and adapt to new regulations to maintain competitiveness.

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PARTE II

NOTE E COMMENTI

La decadenza parziale per non uso e il marchio notorio: note al caso “Big Mac” [nota a Tribunale Ue, sez. VI, sentenza 5 giugno 2024, causa T-58/23]

di Matteo Mansi

ABSTRACT:

IT:

La sentenza in commento rappresenta l’ultima decisione sull’ormai famosa controversia tra Supermac’s (Holdings) Ltd (una catena di fast-food irlandese, di seguito “Supermac’s”) e McDonald’s International Property Co. Ltd inerente alla decadenza per non uso del marchio dell’Unione europea “BIG MAC”. Il Tribunale dell’Unione europea, parzialmente annullando e modificando la decisione della quarta Commissione di ricorso dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, ha ritenuto che le prove fornite da McDonald’s non erano sufficienti a dimostrare l’uso effettivo del Marchio in relazione a taluni prodotti e servizi oggetto di registrazione così disponendo per questi beni la decadenza dei diritti di McDonald’s sul segno de quo (oltre a quelli già dichiarati decaduti nel precedente grado di giudizio. La decisione offre lo spunto per alcune osservazioni sulla decadenza per non uso del marchio, sul concetto di “uso effettivo” e sulle differenze tra l’approccio comunitario e nazionale all’istituto della decadenza parziale per non uso, con particolare riferimento all’ipotesi di marchi “notori” o “rinomati”. Da ultimo, fatto salvo il prossimo e ragionevole appello alla Corte di giustizia, nel presente contributo si cercherà di tratteggiare l’ampiezza dei diritti esclusivi di McDonald’s sul marchio “BIG MAC” tra la riconosciuta notorietà del segno e il (ri)deposito del marchio da parte della nota catena di fast-food.

EN:

The judgment under review represents the latest decision in the now famous dispute between Supermac’s (Holdings) Ltd (an Irish fast-food chain, hereinafter “Supermac’s”) and McDonald’s International Property Co. Ltd concerning the revocation for non-use of the European Union trademark “BIG MAC.” The General Court of the European Union, partially annulling and amending the decision of the Fourth Board of Appeal of the European Union Intellectual Property Office, held that the evidence provided by McDonald’s was insufficient to prove the genuine use of the trademark in relation to certain goods and services for which it was registered, thus ordering the revocation of McDonald’s rights to the mark for these goods (in addition to those already revoked in the previous instance). The decision provides an opportunity for some reflections on revocation for non-use of a trademark, the concept of “genuine use,” and the differences between the EU and national approaches to the partial revocation for non-use, with particular reference to the case of “well-known” or “renowned” trademarks. Finally, without prejudice to the forthcoming and likely appeal to the Court of Justice, this contribution will attempt to outline the scope of McDonald’s exclusive rights to the “BIG MAC” trademark, taking into account the acknowledged fame of the mark and the (re)filing of the trademark by the well-known fast-food chain.

Le piante contenenti derivati dall’idrossi-antracene fra precauzione e legalità: note a margine di quattro sentenze del Tribunale Ue [nota a Tribunale Ue, 13 novembre 2024, causa T-271/21]

di Rita Stefani, Vito Rubino

ABSTRACT:

IT:

Il Tribunale dell’UE ha annullato il regolamento (UE) 2021/468, che vietava alcuni derivati dell’idrossiantracene (DIA) negli alimenti, poiché la Commissione non ha dimostrato il rischio per la salute richiesto dal regolamento (CE) 1925/06. Il divieto si basava su un prin-
cipio di precauzione senza soglie precise di rischio. La Commissione ha impugnato le sentenze, lasciando la questione aperta. Intanto, le aziende devono garantire la sicurezza dei prodotti, considerando le valutazioni EFSA. Il dibattito sul metodo di valutazione resta centrale, poiché un approccio troppo restrittivo potrebbe vietare molte piante di uso tradizionale.

EN:

The EU Court annulled Regulation (EU) 2021/468, which banned certain hydroxyanthracene derivatives (HADs) in food, as the Commission failed to demonstrate the health risk required by Regulation (EC) 1925/06. The ban was based on a precautionary principle without clear risk thresholds. The Commission has appealed the rulings, leaving the issue unresolved. Meanwhile, companies must ensure product safety, considering EFSA assessments. The debate on risk assessment methods remains central, as an overly restrictive approach could lead to the ban of many traditionally used plants.

PARTE III

DOCUMENTAZIONE

Osservatorio di giurisprudenza agroalimentare e ambientale 4/24
a cura di Vito Rubino, Giovanni Stangoni

Notizie sugli Autori

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